Geopolitica per la Difesa e la Sicurezza

IL COMBATTIMENTO NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE


Nel corso della conferenza Il combattimento nell’era dell’intelligenza artificiale, organizzata dal Centro Studi Esercito a Roma, è stato offerto un quadro generale sull’impatto e sulle prospettive dell’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) negli scenari militari moderni. L’analisi evidenzia come l’IA si configuri non come un sostituto del decisore umano, ma come un imprescindibile “moltiplicatore di capacità” trasversale: dalla razionalizzazione della logistica e della manutenzione predittiva, all’accelerazione dei processi di intelligence, fino all’impiego tattico su droni e sistemi missilistici.

Tuttavia, l’implementazione di tali tecnologie apre a nuove vulnerabilità sistemiche. Vengono esaminate le criticità legate al dominio cibernetico, in particolare la sicurezza dei dati, il rischio di manipolazione dei gemelli digitali, degli scenari simulati per l’addestramento e la dipendenza da infrastrutture di rete interconnesse. Parallelamente, si affrontano le sfide etiche e giuridiche derivanti dall’uso di sistemi autonomi, ponendo l’accento sulla responsabilità delle decisioni e sul dilemma tra efficienza bellica e valori morali.

In conclusione, è stata delineata la necessità di un cambio di paradigma strategico: il passaggio da un approccio net -centrico a uno data-centrico. Per garantire una reale integrazione multi-dominio, si rende quindi indispensabile investire sulla cultura del dato, sulla formazione specialistica del personale e su infrastrutture resilienti, mantenendo saldo il principio del controllo umano come garante etico e operativo ultimo.

In questo articolo e podcast ci focalizziamo sui principali contributi tecnici relativi ai seguenti ambiti: ruolo dell’operatore umano, criticità del dominio cibernetico, integrazione IA nei sistemi di Comando e Controllo, Edge Computing per integrare efficacemente IA nei sistemi a guida autonoma, linee evolutive nei sistemi di Comando e Controllo, approccio data-centrico per sistemi multi-dominio.

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Trovi di seguito il testo dell’articolo, oltre ai link per ascoltarlo in versione PODCAST su YouTube e su Spotify.

RUOLO DELL’OPERATORE UMANO

Nell’intervento del Colonnello Mike Manica viene indicato un approccio alla tematica di tipo multidisciplinare. In ogni aspetto del campo militare, da quelli più strettamente operativi fino all’organizzazione logistica e dell’analisi di informazioni d’intelligence, non è possibile procedere per compartimenti, essendo ogni funzione operativa strettamente connessa con le altre.

Pertanto, è necessario valutare l’implementazione di sistemi IA in maniera sistemica. Nello specifico, viene posta attenzione sull’utilizzo di agenti specifici per ottimizzare compiti e operazioni circoscritti e limitati.

Il ruolo dell’operatore umano, sia sul campo decisionale che su quello esperienziale, resta cruciale per la gestione delle interazioni altamente complesse fra i vari ambiti della realtà operativa: l’IA non è quindi un sostituto del militare, bensì un suo aiutante, da sfruttare per velocizzare quei processi naturalmente lunghi, ripetitivi e dispendiosi in termini di risorse uomo.

Tale approccio consente di allocare meglio le risorse umane, il cui bagaglio di conoscenze può essere più efficientemente sfruttato se si leva loro l’onere di lavori dove l’uomo è, per sua natura, inefficiente.

Vengono presentati alcuni esempi di potenziali utilizzi di agenti IA in campo militare:

Nelle operazioni di intelligence, la capacità degli LLM di analizzare grandi volumi di dati e di trovare in essi informazioni d’interesse o specifiche correlazioni può essere sfruttata per una scrematura dei dati raccolti da satelliti, intercettazioni, ecc.

Nella logistica degli approvvigionamenti, si possono ottenere strategia auto adattive in base allo storico del contesto operativo, oltre che implementare piani di manutenzione predittiva a basso impatto (ad esempio, attraverso un’efficiente gestione dei tempi di fermo dei mezzi).

In addestramento, si possono ottenere strategie di affinamento degli ambienti di simulazione virtuale utilizzati. Qui l’IA è utilizzata per estrapolare informazioni da eventi o dati reali specifici, utilizzando queste come base d’inferenza per ricavare quadri generali utili alle simulazioni dei vari teatri operativi.

A supporto di tale idea, i moderni sistemi d’arma, fortemente digitalizzati e interconnessi, generano una grande quantità di dati. Questi ultimi sono base preziosa per la preparazione e l’addestramento degli agenti sopracitati.

A livello politico e normativo, si auspica una maggiore integrazione tra pubblico e privato, nella quale idee provenienti da ambienti civili possano essere sperimentate dall’Esercito in tempi rapidi.

In conclusione, viene ribadita la centralità dell’operatore, ossia lo scopo dell’uso di questi strumenti innovativi: potenziare la competenza e le capacità del militare, formandolo sulle potenzialità della tecnologia e fornendogli strumenti avanzati per renderlo efficiente.


CRITICITA’ DEL DOMINIO CIBERNETICO

Parte saliente dell’intervento del Colonnello Alessandro Rugolo è la messa in guardia di fronte alle criticità del dominio cibernetico.

L’adozione rapida e spesso imprevista delle tecnologie avanzate, in particolare dell’IA, ha messo in risalto un problema fondamentale, ossia la mancanza di analisi del rischio. È essenziale che le organizzazioni, soprattutto militari, procedano con cautela e comprendano appieno gli impatti delle tecnologie alle quali si affidano.

Viene ripreso l’esempio degli ambienti di simulazione e dei gemelli digitali di dispositivi di difesa. Spesso vengono impiegati senza una piena consapevolezza delle potenzialità e, soprattutto, dei rischi:

Dipendenza dai dati: se alimentato con informazioni incomplete o inaccurate, il gemello digitale rifletterà una realtà distorta, secondo la classica dinamica di allucinazioni e bias tipica dei modelli IA. Inoltre, bisogna ricordare che il processo decisionale con il quale tali modelli generano risposte non è trasparente, in quanto hanno un funzionamento a scatola chiusa.

Vulnerabilità della rete: al netto dell’accuratezza delle simulazioni, il vero tema di sicurezza è che l’intero sistema rimane esposto in rete, rimanendo soggetto a potenziali violazioni.

Un attacco potrebbe seguire tale progressione:

1. Violazione della sicurezza dell’ambiente informatico nel quale è ospitato il gemello digitale.

2. Inserimento di dati falsi o manomessi nel flusso di informazione.

3.    Possibilità di far generare al sistema una simulazione o un gemello digitale che rappresenta fatti non corretti o una realtà distorta, allo scopo di far credere al suo utente di trovarsi di fronte al tipo di realtà congeniale al nemico attaccante.

Il problema base è che, allo stato attuale, nulla è isolato; pertanto, ogni flusso di dati e informazioni è potenzialmente penetrabile. Emerge quindi una debolezza strutturale che minaccia l’intero ecosis- tema digitale. Il fatto che tutto sia interconnesso in rete fa sì che qualsiasi punto dell’infrastruttura di connessione possa diventare un collo di bottiglia per la sicurezza. Se ogni elemento, anche marginale, è vulnerabile all’attacco, l’onere di proteggere l’intero sistema è indispensabile, pur essendo la protezione globale molto più complessa rispetto al dover presidiare solo alcuni punti di esso.

Per affrontare queste sfide complesse, è fondamentale introdurre figure dirigenziali competenti in materia di IA, come il Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO).

Occorre anche una seria crescita della consapevolezza digitale per chi opera all’interno delle aziende o dei settori che utilizzano tecnologie avanzate.

In ottica di sviluppi futuri, l’integrazione del civile con le Forze Armate e la creazione di un quadro normativo comune sono esempi del percorso necessario verso una gestione responsabile dei nuovi strumenti tecnologici, pur tenendo presente che, allo stato attuale, si è molto in ritardo rispetto ai progressi della tecnica.


INTEGRAZIONE IA NEI SISTEMI DI GUIDA E CONTROLLO

Nell’intervento dell’Ing. Christian di Biagio – MBDA Italia sono stati presentati alcuni esempi pratici di integrazione dell’IA nei sistemi di guida e controllo dei missili, oggetti altamente sensorizzati e integrati con altri asset di difesa.

Ad oggi, in campo missilistico, l’IA è presente nella sensoristica, nei sistemi di guida, nelle unità di comando a terra e negli applicativi di gestione della prognostica e della manutenzione.

Vengono portati i seguenti esempi:

Ottimizzazione dell’assetto di volo per la massimizzazione delle probabilità di successo

L’IA analizza le condizioni del missile in tempo reale (velocità, direzione, carichi e forze, . . . ) e determina l’assetto ottimale per affrontare vari scenari di volo. Inoltre, vengono anche ottimizzate la frequenza e la forma d’onda utilizzate dal cercatore di bersaglio. L’IA viene usata per stimare le migliori frequenze da usare, limitando il carico computazionale sul sistema di guida.

Discriminazione minacce in C2 (Command and Control)

L’IA classifica le potenziali minacce in tempo reale e discrimina i bersagli amici dai nemici. Il sistema ha attualmente capacità operativa, con un tasso di successo superiore al 99 %. Vengono utilizzate tecniche di machine learning avanzate, quali algoritmi di reinforcement learning, in grado di adattarsi a condizioni mutevoli durante la missione. Questo sistema è operativo su sistemi a terra e sulla piattaforma stessa del missile ed è, a oggi, allo stadio di TRL 9 (Technology Readiness Level 9) indica il livello massimo di maturità tecnologica: la tecnologia è completamente dimostrata in ambiente operativo reale, non è più un prototipo ma una soluzione consolidata e funzionante.

Navigazione in ambienti senza segnale GPS

Nel contesto di voli operativi effettuati in zone interdette al GPS, la guida si basa sull’elaborazione avanzata delle immagini.

L’IA viene addestrata per individuare corretti punti di riferimento sul terreno e per tracciare, di conseguenza, una rotta accurata anche quando il sistema satellitare è mancante o disturbato. La sfida è eseguire gli algoritmi su un calcolatore a bordo missile, che deve essere pertanto molto piccolo e leggero, quindi dotato di limitate capacità computazionali.

Viene dato anche spazio ad alcune considerazioni:

•   L’addestramento dei modelli mediante dati affidabili è cruciale per l’affidabilità del sistema. Tuttavia, i dati reali di combattimento sono spesso difficilmente accessibili a causa della loro sensibilità e rilevanza operativa.

•   Rimane la criticità sull’approvvigionamento dei chip necessari. Dipendere sempre dagli Stati Uniti non è ritenuto sostenibile nel lungo periodo.


EDGE COMPUTING PER INTEGRARE IA SU DRONI

Nell’intervento del Generale Andrea Vicari – Reparto Pianificazione Generale dello SMES è stato analizzato l’uso dell’edge computing per l’integrazione, su droni, di modelli di intelligenza artificiale estremamente parchi dal punto di vista delle risorse di calcolo necessarie. L’idea è che questi sistemi consentano una minima capacità di computazione e analisi a bordo drone, riducendo la necessità dell’operatore umano di dedicarsi al seguire in tempo reale il video del volo. Il sistema sarebbe infatti in grado di allertare l’operatore solo quando necessario, attraverso l’invio di notifiche, ad esempio nel momento in cui venisse trovato un soggetto ostile sul campo. Un operatore sarebbe quindi in grado di monitorare più velivoli, consentendo maggiore controllo del campo e abbattendo i tempi di identificazione di potenziali minacce.

Nella pratica, l’Esercito sta implementando una formazione basilare ma efficace sull’IA per gli operatori di questa tipologia di droni.

Si insiste sulla trasparenza dei moderni campi di battaglia. In tale scenario i droni devono non solo rilevare minacce, ma anche ascoltare e interpretare segnali nemici per fornire informazioni complete agli operatori umani, al fine di contribuire all’ottenimento di quadri situazionali chiari e approfonditi.

Viene posto il tema giuridico della responsabilità nei sistemi di IA: nonostante sia certo che chi definisce i dati di addestramento, ossia la materia prima sulla quale il modello apprende, avrebbe un ruolo primario di responsabilità, non è automatico che quest’ultima non possa trasferirsi anche su chi utilizza i dati generati da tali sistemi per assumere decisioni. In tal senso, si rimarca ancora l’importanza della formazione degli operatori.

Altro aspetto rilevante riguarda la complessità logistica nell’utilizzo di modelli LLM di grandi dimensioni sul campo. Tolta la parte di edge computing a bordo dei mezzi, se si volessero utilizzare modelli performanti per l’analisi di grandi quantità di dati aggregati bisognerebbe valutare come dispiegare sul campo i centri di calcolo necessari al loro funzionamento, con evidenti problemi di approvvigionamento energetico e di gestione logistica. In tal senso la linea dell’Esercito, che si può evincere anche dal discorso precedente sui droni assistiti da IA, è quella di usare quest’ultima non in maniera sistemica, su qualsiasi dato, bensì di applicare le sue potenzialità ai compiti banali e ripetitivi.

Resta in tal modo preservata anche la centralità del militare, vitale nei compiti più strategici e decisionali, che non viene quindi relegato a mero esecutore di procedure dettate dall’IA.

Un altro elemento su cui l’Esercito sta operando è la condivisione, su reti chiuse, di schede informative sui reparti, al fine di verificare tramite IA eventuali incongruenze o discrepanze. Questo sistema mira a migliorare l’accuratezza e la coerenza delle informazioni strategiche.

L’obiettivo è avere una superiorità tempistica e decisionale, garantendo un vantaggio temporale nella reazione ai nemici grazie all’analisi in tempo reale.

Tuttavia, l’integrazione dell’IA nella pianificazione militare solleva importanti questioni etiche.

L’etica umana dovrebbe sempre rimanere prioritaria rispetto alle prestazioni tecniche: dobbiamo lasciare che un uomo prenda la decisione finale in ogni circostanza, specialmente quando si tratta di azioni belliche.

Avversari con Asimmetria Etica. Viene posta la seguente domanda: per difendere i nostri valori fondamentali, si sarebbe disponibili a mettere da parte certi principi umanitari o etici? Ad esempio, se venisse rivelato che un nemico sta sviluppando tecnologie capaci di modificare geneticamente i combattenti, dobbiamo rinunciare ai nostri valori morali per competere efficacemente in guerra? La questione resta aperta.


EVOLUZIONE SISTEMI DI COMANDO E CONTROLLO

Nell’intervento del Generale Francesco Olla – Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito, sono state riportate recenti sperimentazioni, che hanno messo in luce criticità legate allo sviluppo delle capacità di intelligenza artificiale nell’ambito C2.

Nel corso dei test, è emerso chiaramente come la gestione integrata dei flussi operativi all’interno della cosiddetta bolla tattica (ambiente dotato di comunicazioni sicure ma non crittografate, per esigenze di rapidità di comunicazione) rappresenti una sfida cruciale. In particolare, l’attuale dipendenza dalla componente umana risulta limitante. Gli esperimenti condotti con vari veicoli autonomi hanno richiesto fino a cinque persone a monitoraggio di ciascun veicolo, compromettendo la scalabilità operativa e rendendo difficile soddisfare il crescente fabbisogno di interazione simultanea in situazioni complesse.

L’IA, grazie alle sue capacità di automatizzazione del trattamento del flusso di dati, diventa pertanto una necessità strategica vitale per qualsiasi scenario di combattimento futuro.

Attualmente, lo sviluppo delle capacità dell’Esercito è incentrato in larga parte sul miglioramento e l’ampliamento del concetto di bolla tattica.

Vi è, pertanto, una priorità fondamentale: l’autonomia strategica nel campo dell’IA. Questa è da considerare sul duplice piano dell’approvvigionamento dei chip e dei dati. Se sui primi vi sono evidenti problemi nell’istituzione di una filiera europea, sui secondi bisogna indirizzarsi verso un’autonomia strategica, non potendo continuare a dipendere dall’alleato USA.

Il successo futuro richiede quindi un investimento strutturale su tre pilastri:

1.    Qualità e quantità dei dati

Sviluppare sistemi di acquisizione, gestione e validazione efficienti per garantire set di dati robusti, non manipolati e costantemente aggiornati, base essenziale per l’addestramento efficace delle IA.

2.    Formazione tecnica avanzata

Implementare programmi formativi specifici che equipaggiano gli ufficiali con le competenze necessarie per comprendere, gestire e sfruttare al meglio gli strumenti dell’intelligenza artificiale nel comando, un investimento fondamentale del quale, al momento, si lamenta la mancanza.

3.    Integrazione consapevole dell’IA

La proposta di utilizzare l’IA nel C2 per funzioni come la preparazione del ciclo ISR (Intelligence, Surveillance, and Reconnaissance) per identificare amici e nemici, sempre mantenendo il controllo umano sulle decisioni strategiche.


APPROCCIO DATA-CENTRICO PER SISTEMI MULTIDOMINIO

Nell’intervento del Generale Luigi del Bene – Sottocapo SMD, a conclusione del seminario, è stato sottolineato come la tecnologia vada a complemento dell’operatore, senza sostituirlo. Porta ad esempio il caso dell’Ucraina, dove i droni vanno in parallelo a tattiche di guerra vecchie, quale quella di trincea.

Pertanto, l’operatore è sempre l’unico vero protagonista.

Lo sviluppo tecnologico delle Forze Armate, in ogni caso, dovrà indirizzarsi verso un approccio data– centrico e meno net -centrico, sia in ottica di miglioramento delle capacità, sia di resilienza. Nello specifico, bisogna dotarsi di contenitori sicuri per i dati, per farli poi fluire in maniera sicura e resistente agli attacchi nelle infrastrutture di rete già presenti.

Tali flussi dovranno poi essere omogenei e immediatamente analizzabili e comprensibili: questo porta l’attenzione sul superamento dell’interoperabilità, in favore della vera e totale integrazione dei sistemi. Si deve quindi pensare a procedure di asseveramento e certificazione univoche e globalmente conformi per le interfacce macchina/macchina e macchina/uomo, oltre che a un quadro normativo finalizzato all’accelerazione di innovazioni e dell’industrializzazione delle stesse, a fini di rapido approvvigionamento.

Ciò rappresenta un abilitante imprescindibile per poter pensare di affrontare veramente contesti multi-dominio. Altrimenti, invece che entrare in quest’ultimo campo, si resterebbe fermi nella semplice interoperabilità dei sistemi, molto probabilmente fine a sé stessa e di scarso impatto strategico.


UNA VISIONE STRATEGICA

Alla luce di tutti gli ulteriori contributi strategici, tecnologici e industriali emersi nel corso del Defence Summit, che si è svolto giovedì 4 dicembre, curato da Il Sole 24 Ore e dall’Istituto Affari Internazionali in collaborazione con il Centro alti studi per la difesa (di cui ho avuto l’onore di fare parte nel corso del 75° IASD), emerge un messaggio fondamentale.

Avendo sempre come stella polare il principio costituzionale secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art.11), dobbiamo misurarci con la realtà di una crescente competizione tra grandi Potenze e rivoluzioni tecnologiche dirompenti.

Per tutelare la Sicurezza e la Prosperità del nostro Paese, che significa realizzare un’efficace deterrenza e contemporaneamente recuperare competitività economica, è necessario sviluppare un modello di Difesa capace di affrontare le sfide di domani e, prima di tutto, di cambiare alla velocità richiesta dal presente.

L’Italia è leader in settori trainanti come quello aerospaziale, navale e underwater. Le industrie della Difesa possono essere messe al servizio della comunità non solo nelle emergenze ma anche nella quotidianità, secondo il principio dell’uso duale.

Servono norme adeguate capaci di assicurare un ecosistema integrato in cui Industria, Università, centri di ricerca e Difesa lavorino in sinergia, superando gli attuali steccati burocratici: in questa sfida siamo coinvolti tutti perché il futuro è una responsabilità condivisa.


Autori: Prof. Alessandro Pozzi, Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Politecnico di Milano e Socio CSE – Centro Studi Esercito; Dott. Emanuele Maria Scacchi

Laurea Magistrale in Ingegneria Meccanica – Defense & Security – Corso di Geopolitica per la Difesa e la Sicurezza – POLIMI A.A. 2025/2026


Integrare l’analisi geopolitica nelle valutazioni di allocazione strategica è ormai indispensabile.

C’è un forte bisogno, da parte di Leader aziendali e responsabili degli investimenti, di avere una visione strategica, per dare senso, creare connessioni nuove e individuare opportunità nei rapidi cambiamenti in atto, sempre più guidati dai processi decisionali degli Stati.


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